Disponibilità

  • Camera doppia standard

    + more info
    Max:

    Camera doppia standard.

  • Camera singola standard

    Colazione inclusa. Non rimborsabile/Breakfast included. Non refundable.

    + more info
    Max:

    Camera singola standard.

  • Camera tripla

    + more info
    Max:

    Camera tripla standard.

In Generale

Il B&B Al Palmento vi accoglie a Galati Mamertino in camere caratteristiche, arredate semplicemente ma con gusto, con materiali naturali, facendovi sentire come in una casa di campagna degli inizi del Novecento.

Ci troviamo al ridosso del Parco regionale dei Nebrodi, in uno scenario senza eguali, a pochi passi dal B&B, infatti, potrete trovarti a diretto contatto con la natura, fra lecci, pini, castagni e una la particolarissima flora nebroidea, riconosciuta come patrimonio mondiale.

Le camere sono dotate di bagno interno e di un salotto in comune provvisto di connessione Wi-Fi gratuita.

Attrezzato con una cucina in comune munita di frigorifero, Il Palmento offre sistemazioni fornite di TV a schermo piatto, asciugacapelli e set di cortesia, mentre al mattino potrete gustare la prima colazione presso una caffetteria nelle vicinanze, dove avrete modo di optare anche per una colazione tradizionale siciliana a base di granita e brioche.

Ubicata a 20 km dal Mar Mediterraneo, a 95 km da Messina, a 150 da Palermo, a 85 km da Cefalù e a 156 da Taormina, la proprietà si trova in prossimità di tutti i principali servizi adatti a soddisfare le vostre esigenze.

Orario di Arrivo

14:00

Orario di Partenza

11:00
Si accettano carte di credito.Animali non ammessi.I bambini sono i benvenuti.
Gratis! Un bambino di età inferiore a 2 anni soggiorna gratuitamente (pernottando nel letto supplementare).
Un bambino di età compresa tra 2 e 5 anni paga il 70% della tariffa della camera, per persona a notte (pernottando nel letto supplementare).
Il numero massimo consentito di letti supplementari è 1.
Qualsiasi tipo di letto supplementare o culla è disponibile su richiesta e previa conferma da parte dell'hotel.
I supplementi non sono inclusi nell’importo totale e devono essere pagati separatamente durante il soggiorno.14:0011:00

Servizi

  • Bagno privato
  • Colazione in camera
  • Convenzione
  • Servizio navetta aeroporto
  • WiFi
Escursioni naturalistiche.WIFI gratuito. Parcheggio libero, nella piazza antistante.

Spiacente, per il momento non ho disponibilità di recensioni per questo alloggio.

Galati Mamertino

Galati Mamertino

Galati Mamertino (in lingua locale “Jalati” ) è un comune italiano di 2.805 abitanti della provincia di Messina.

Fa parte del Parco dei Nebrodi e dista 95 chilometri da Messina, 150 da Palermo, 156 da Taormina.

Galati Mamertino è un paese montano collocato nel cuore dei Nebrodi, tra il vallone Fiumetto e il fiume San Basilio. Conosciuto come centro agricolo-pastorale, oggi offre fresche passeggiate all’ombra dei pini dell’area del capriolo, del vicino bosco di Mangalavite e della cascata del Catafurco.

Rimasto isolato fino alla metà del secolo XX, porta con sé, quasi incorrotta, l’immagine dell’antico borgo medievale.

Nell’ultimo decennio si sta imponendo nell’ambito del turismo eno-gastronomico, con la riscoperta di antiche ricette e perduti sapori, ed è alla ricerca di uno spazio nell’area del turismo culturale, rurale e religioso.

Sebbene nel circondario ci siano tracce di insediamenti greci, ancora non appaiono chiare e incisive le testimonianze di presenze elleniche nel territorio di Galati Mamertino, mentre è attestata, sul finire della dominazione romana, la presenza bizantina. Nel territorio nebroideo, in particolare a Frazzanò, esistevano molte chiese e monasteri basiliani, e questo spiega la continuità dell’attività agro-pastorale e i buoni rapporti dei casali della zona con il regno. La giurisdizione ecclesiastica, dunque, preservò le caratteristiche ambientali del posto fino alla fine, ovvero allo scioglimento degli ordini deciso dal governo unitario dopo il 1866.

L’arrivo degli Arabi, nel IX secolo, comportò l’arroccamento dei monaci basiliani nei punti più inaccessibili dei monti Nebrodi e delle Madonie, dando vita a un periodo di convivenza parallela tra islamismo e cristianesimo del tutto nuovo e culturalmente entusiasmante. Gli studiosi che fanno risalire l’origine di Galati Mamertino agli Arabi ritengono che il castello prenda il nome dall’omonima denominazione araba Qal ‘at.

L’intera valle del Fitalia, sulla quale Galati s’affaccia, ha vissuto un’importante storia tra l’arrivo degli Arabi e l’insediamento dei Normanni, divenendo proprietà dei monaci basiliani prima e benedettini poi.

Fu, però, con i Normanni che prese vita la vera storia di Galati, allorquando divenne il primo feudo assegnato dal conte normanno Ruggero I al fedelissimo Nicolò Camuglia, primo signore di Galati. Nel 1090 Ruggero fece ricostruire il monastero di S. Pietro in Mueli e lo affiliò al più grande monastero di Fragalà. Alla seconda moglie di Ruggero, Adelaide, rimasta ormai vedova e prossima alle nozze con il re Baldovino di Gerusalemme, si deve la costruzione della Chiesa di S. Anna, annessa all’omonimo monastero benedettino, oggi scomparsi, si presume quasi coincidenti con l’attuale sede del Palazzo Amato-De Spucches. A quest’epoca risale la signoria di Eleazaro di Mallaurazio, secondo signore di Galati.

La storia dei Normanni nel XII secolo si fonde con la presenza sveva in Sicilia, grazie al fortunato matrimonio di Costanza di Altavilla col figlio dell’imperatore Federico Barbarossa, Enrico VI. Gli Svevi operarono in soluzione di continuità con i Normanni, ne rispettarono la struttura amministrativa, incentivarono l’istruzione e la produzione agricola sulla scorta delle esperienze arabe. Il principio ecumenico di Federico II, della convivenza delle diverse religioni nel suo regno siciliano, portò ricchezza e prosperità all’intera Isola e all’impero. Cristiani, ortodossi, ebrei e musulmani vivevano sotto lo stesso tetto del suo lungimirante governo. Il risultato, visibile ancora oggi, consiste anche nella permanenza di parole di origine greca, latina e araba nella nostra lingua e nell’insieme delle splendide architetture in stile composito.

Una di queste, ad esempio, è il Castello di Galati, una struttura con modalità costruttive arabe ma con annessa una chiesa cristiana, dedicata all’arcangelo Michele.

Subito dopo l’avvento svevo, i casali di Galati e di Longi furono affidati dal nuovo re ai coniugi Aidone de Parma e alla moglie Contissa. Questi ultimi, nel 1276, dunque sotto il periodo angioino, consegnarono le loro proprietà in dote alla figlia Isolda, andata in sposa a Bernardo de la Grange, che, di conseguenza, diventò signore di Galati.

Dopo la rivolta dei Vespri Siciliani (Pasqua del 1282) e la cacciata di Bernardo de La Grange da Galati, il re Pietro III d’Aragona (nominato dal parlamento Siciliano re di Sicilia quale marito di Costanza di Svevia, figlia di Manfredi) affidò i due casali a Riccardo di Santa Sofia. Questi, ribellatosi al re Giacomo, si vide sottrarre il castello di Galati e il casale di Longi a  favore di Riccardo Loria il 10 novembre 1291.

La figlia di Riccardo Loria andò in sposa a Corrado Lanza e fu da qui che il feudo di Galati passò prima al fratello Blasco, primo barone di Galati (1296), allo scopo di ricompensare l’importante sua partecipazione alla cacciata degli Angioini dall’Isola, poi allo stesso Corrado (secondo barone di Galati). Sotto la giurisdizione dei Lanza, nel paese regnò la pace e la prosperità. Dopo la ribellione di Perruccio e il figlio Corrado Lanza al re Martino, avvenuta nel 1391, i casali di Ficarra, Galati, Piraino e il castello di Brolo passarono nelle mani della Regia Corte, che poi le attribuì a Bartolomeo d’Aragona il 26 novembre 1391. Ribellatosi anch’egli ai Martini nel 1393, Galati passò nuovamente a Perruccio Lanza nel 1394 (insieme alle baronie di Ficarra, Longi, Castania, Piraino e Brolo).

I suoi discendenti Ferdinando e Francesco, nel XVI secolo, fecero costruire il palazzo baronale e, contestualmente, la dirimpettaia chiesa di S. Maria Assunta, dove si trovava un altare che riprendeva la tradizionale devozione nei confronti di S. Michele. Fu da questo momento che il paese di Galati s’arricchì di opere d’arte e architetture rinascimentali realizzate da artisti di scuola antonelliana e michelangiolesca.

Nei primi anni del ‘600 finì l’esperienza dei Lanza a Galati, dopo la vendita del baronato ai Lo Squiglio (1622), che, a loro volta, lo rivendettero agli Amato, divenuti principi per intercessione del re di Spagna Filippo IV, proprietari dal 1644 al 1813. Con la famiglia Amato la città poté godere di acqua corrente e di una fontana collocata nella Piazza Nuova, oggi Piazza San Giacomo.

Rimasti senza eredi, gli Amato passarono il palazzo e il titolo ai loro parenti De Spuches. Con quest’ultimo nome il palazzo oggi si è conservato.

Sports & Natura

Sports & NaturaDiversi i percorsi naturalistici con partenza da Galati Mamertino: a poca distanza dal centro, potrete fare un salto all'Area del Capriolo, zona protetta, popolata da caprioli e altri animali lasciati appositamente allo stato brado. Nel bosco di pini e castagni respirerete l'aria più pura che abbiate mai conosciuto e, qualora non vi bastasse, potreste visitare le cascate del Catafurco, a circa 3 km dal centro: in un'apposita area fermerete le vostre auto e proseguirete a piedi lungo un percorso della lunghezza di circa 2 km.
Arrivati in cima, vi basterà percorrere un viottolo segnato da alcuni gradini di diversa altezza, fino a raggiungere un piccolo antro dove si riversa una cascatella di acqua pura. Potete immergervi, se volete!

Cultura e storia

Cultura e storiaPALAZZO LANZA - LO SQUIGLIO - AMATO - DE SPUCHES
Nelle coste siciliane attaccate spesso dei pirati saraceni il passaggio di merci e di persone raramente era consentito e considerato oltremodo imprudente. Per questo, i percorsi più sicuri erano quelli interni, attraverso le gole delle montagne.

Una di queste gole si trova accanto a Galati Mamertino e assicurava il passaggio dalla zona tirrenica a quella ionica in tutta sicurezza.

Fra San Basilio, Galati e Longi una lunga insenatura permetteva un passaggio difficile ma senza sorprese. Ecco spiegato il perché dell’insediamento di alcune popolazioni in cima alla rocca dei paesi nebroidei, la presenza di castelli, torri e roccaforti, presenti fin dai tempi degli Arabi.

Dopo la vittoria di Don Giovanni d’Austria a Lepanto sui Turchi, le incursioni piratesche diminuirono e alcune popolazioni poterono scendere a valle, seguendo i corsi fluviali.

Alcuni grandi feudatari preferirono semplicemente abbandonare il castello, a volte scomodamente arredato e difficilmente accessibile, per costruire dei palazzi in stile “borghese”, con affaccio sulla piazza del paese, in posizione di grande prestigio oltre che strategica per il controllo delle attività commerciali.

Anche la famiglia Lanza, verso la metà del ‘500, pensò di abbandonare il castello per guadagnarsi uno spazio di rilievo nella zona del Piano del paese. I lavori cominciarono nel 1575 e compresero sia il palazzo civile che la chiesa di San Giacomo (oggi dedicata a S. Maria Assunta). Il palazzo è un quadrilatero con al centro un cortile, come le antiche case padronali, funzionali per la presenza di animali, magazzini con le granaglie, stanze della servitù. Il piano nobile, invece, sobriamente decorato sulla facciata esterna, si affaccia sulla piazza per una lunghezza di circa trenta metri, a dimostrazione di come l’architetto di Filippo Lanza avesse puntato più alla presenza fisica che estetica dell’edificio.

Nel corso del ‘900, il palazzo passò in mano ai fratelli Emanuele e poi alla famiglia Marchiolo. Acquisito dalla Regione Sicilia, tramite gli eredi Enzo e Federico Stazzone, è stato donato al Comune di Galati.


Leggi tutto