Galati Mamertino

Galati Mamertino

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Galati Mamertino (in lingua locale “Jalati” ) è un comune italiano di 2.805 abitanti della provincia di Messina.

Fa parte del Parco dei Nebrodi e dista 95 chilometri da Messina, 150 da Palermo, 156 da Taormina.

Galati Mamertino è un paese montano collocato nel cuore dei Nebrodi, tra il vallone Fiumetto e il fiume San Basilio. Conosciuto come centro agricolo-pastorale, oggi offre fresche passeggiate all’ombra dei pini dell’area del capriolo, del vicino bosco di Mangalavite e della cascata del Catafurco.

Rimasto isolato fino alla metà del secolo XX, porta con sé, quasi incorrotta, l’immagine dell’antico borgo medievale.

Nell’ultimo decennio si sta imponendo nell’ambito del turismo eno-gastronomico, con la riscoperta di antiche ricette e perduti sapori, ed è alla ricerca di uno spazio nell’area del turismo culturale, rurale e religioso.

Sebbene nel circondario ci siano tracce di insediamenti greci, ancora non appaiono chiare e incisive le testimonianze di presenze elleniche nel territorio di Galati Mamertino, mentre è attestata, sul finire della dominazione romana, la presenza bizantina. Nel territorio nebroideo, in particolare a Frazzanò, esistevano molte chiese e monasteri basiliani, e questo spiega la continuità dell’attività agro-pastorale e i buoni rapporti dei casali della zona con il regno. La giurisdizione ecclesiastica, dunque, preservò le caratteristiche ambientali del posto fino alla fine, ovvero allo scioglimento degli ordini deciso dal governo unitario dopo il 1866.

L’arrivo degli Arabi, nel IX secolo, comportò l’arroccamento dei monaci basiliani nei punti più inaccessibili dei monti Nebrodi e delle Madonie, dando vita a un periodo di convivenza parallela tra islamismo e cristianesimo del tutto nuovo e culturalmente entusiasmante. Gli studiosi che fanno risalire l’origine di Galati Mamertino agli Arabi ritengono che il castello prenda il nome dall’omonima denominazione araba Qal ‘at.

L’intera valle del Fitalia, sulla quale Galati s’affaccia, ha vissuto un’importante storia tra l’arrivo degli Arabi e l’insediamento dei Normanni, divenendo proprietà dei monaci basiliani prima e benedettini poi.

Fu, però, con i Normanni che prese vita la vera storia di Galati, allorquando divenne il primo feudo assegnato dal conte normanno Ruggero I al fedelissimo Nicolò Camuglia, primo signore di Galati. Nel 1090 Ruggero fece ricostruire il monastero di S. Pietro in Mueli e lo affiliò al più grande monastero di Fragalà. Alla seconda moglie di Ruggero, Adelaide, rimasta ormai vedova e prossima alle nozze con il re Baldovino di Gerusalemme, si deve la costruzione della Chiesa di S. Anna, annessa all’omonimo monastero benedettino, oggi scomparsi, si presume quasi coincidenti con l’attuale sede del Palazzo Amato-De Spucches. A quest’epoca risale la signoria di Eleazaro di Mallaurazio, secondo signore di Galati.

La storia dei Normanni nel XII secolo si fonde con la presenza sveva in Sicilia, grazie al fortunato matrimonio di Costanza di Altavilla col figlio dell’imperatore Federico Barbarossa, Enrico VI. Gli Svevi operarono in soluzione di continuità con i Normanni, ne rispettarono la struttura amministrativa, incentivarono l’istruzione e la produzione agricola sulla scorta delle esperienze arabe. Il principio ecumenico di Federico II, della convivenza delle diverse religioni nel suo regno siciliano, portò ricchezza e prosperità all’intera Isola e all’impero. Cristiani, ortodossi, ebrei e musulmani vivevano sotto lo stesso tetto del suo lungimirante governo. Il risultato, visibile ancora oggi, consiste anche nella permanenza di parole di origine greca, latina e araba nella nostra lingua e nell’insieme delle splendide architetture in stile composito.

Una di queste, ad esempio, è il Castello di Galati, una struttura con modalità costruttive arabe ma con annessa una chiesa cristiana, dedicata all’arcangelo Michele.

Subito dopo l’avvento svevo, i casali di Galati e di Longi furono affidati dal nuovo re ai coniugi Aidone de Parma e alla moglie Contissa. Questi ultimi, nel 1276, dunque sotto il periodo angioino, consegnarono le loro proprietà in dote alla figlia Isolda, andata in sposa a Bernardo de la Grange, che, di conseguenza, diventò signore di Galati.

Dopo la rivolta dei Vespri Siciliani (Pasqua del 1282) e la cacciata di Bernardo de La Grange da Galati, il re Pietro III d’Aragona (nominato dal parlamento Siciliano re di Sicilia quale marito di Costanza di Svevia, figlia di Manfredi) affidò i due casali a Riccardo di Santa Sofia. Questi, ribellatosi al re Giacomo, si vide sottrarre il castello di Galati e il casale di Longi a  favore di Riccardo Loria il 10 novembre 1291.

La figlia di Riccardo Loria andò in sposa a Corrado Lanza e fu da qui che il feudo di Galati passò prima al fratello Blasco, primo barone di Galati (1296), allo scopo di ricompensare l’importante sua partecipazione alla cacciata degli Angioini dall’Isola, poi allo stesso Corrado (secondo barone di Galati). Sotto la giurisdizione dei Lanza, nel paese regnò la pace e la prosperità. Dopo la ribellione di Perruccio e il figlio Corrado Lanza al re Martino, avvenuta nel 1391, i casali di Ficarra, Galati, Piraino e il castello di Brolo passarono nelle mani della Regia Corte, che poi le attribuì a Bartolomeo d’Aragona il 26 novembre 1391. Ribellatosi anch’egli ai Martini nel 1393, Galati passò nuovamente a Perruccio Lanza nel 1394 (insieme alle baronie di Ficarra, Longi, Castania, Piraino e Brolo).

I suoi discendenti Ferdinando e Francesco, nel XVI secolo, fecero costruire il palazzo baronale e, contestualmente, la dirimpettaia chiesa di S. Maria Assunta, dove si trovava un altare che riprendeva la tradizionale devozione nei confronti di S. Michele. Fu da questo momento che il paese di Galati s’arricchì di opere d’arte e architetture rinascimentali realizzate da artisti di scuola antonelliana e michelangiolesca.

Nei primi anni del ‘600 finì l’esperienza dei Lanza a Galati, dopo la vendita del baronato ai Lo Squiglio (1622), che, a loro volta, lo rivendettero agli Amato, divenuti principi per intercessione del re di Spagna Filippo IV, proprietari dal 1644 al 1813. Con la famiglia Amato la città poté godere di acqua corrente e di una fontana collocata nella Piazza Nuova, oggi Piazza San Giacomo.

Rimasti senza eredi, gli Amato passarono il palazzo e il titolo ai loro parenti De Spuches. Con quest’ultimo nome il palazzo oggi si è conservato.

Nome del paese Messina
Immagine Sport & NaturaDiversi i percorsi naturalistici con partenza da Galati Mamertino: a poca distanza dal centro, potrete fare un salto all'Area del Capriolo, zona protetta, popolata da caprioli e altri animali lasciati appositamente allo stato brado. Nel bosco di pini e castagni respirerete l'aria più pura che abbiate mai conosciuto e, qualora non vi bastasse, potreste visitare le cascate del Catafurco, a circa 3 km dal centro: in un'apposita area fermerete le vostre auto e proseguirete a piedi lungo un percorso della lunghezza di circa 2 km.
Arrivati in cima, vi basterà percorrere un viottolo segnato da alcuni gradini di diversa altezza, fino a raggiungere un piccolo antro dove si riversa una cascatella di acqua pura. Potete immergervi, se volete!
Cultura e storia immaginePALAZZO LANZA - LO SQUIGLIO - AMATO - DE SPUCHES
Nelle coste siciliane attaccate spesso dei pirati saraceni il passaggio di merci e di persone raramente era consentito e considerato oltremodo imprudente. Per questo, i percorsi più sicuri erano quelli interni, attraverso le gole delle montagne.

Una di queste gole si trova accanto a Galati Mamertino e assicurava il passaggio dalla zona tirrenica a quella ionica in tutta sicurezza.

Fra San Basilio, Galati e Longi una lunga insenatura permetteva un passaggio difficile ma senza sorprese. Ecco spiegato il perché dell’insediamento di alcune popolazioni in cima alla rocca dei paesi nebroidei, la presenza di castelli, torri e roccaforti, presenti fin dai tempi degli Arabi.

Dopo la vittoria di Don Giovanni d’Austria a Lepanto sui Turchi, le incursioni piratesche diminuirono e alcune popolazioni poterono scendere a valle, seguendo i corsi fluviali.

Alcuni grandi feudatari preferirono semplicemente abbandonare il castello, a volte scomodamente arredato e difficilmente accessibile, per costruire dei palazzi in stile “borghese”, con affaccio sulla piazza del paese, in posizione di grande prestigio oltre che strategica per il controllo delle attività commerciali.

Anche la famiglia Lanza, verso la metà del ‘500, pensò di abbandonare il castello per guadagnarsi uno spazio di rilievo nella zona del Piano del paese. I lavori cominciarono nel 1575 e compresero sia il palazzo civile che la chiesa di San Giacomo (oggi dedicata a S. Maria Assunta). Il palazzo è un quadrilatero con al centro un cortile, come le antiche case padronali, funzionali per la presenza di animali, magazzini con le granaglie, stanze della servitù. Il piano nobile, invece, sobriamente decorato sulla facciata esterna, si affaccia sulla piazza per una lunghezza di circa trenta metri, a dimostrazione di come l’architetto di Filippo Lanza avesse puntato più alla presenza fisica che estetica dell’edificio.

Nel corso del ‘900, il palazzo passò in mano ai fratelli Emanuele e poi alla famiglia Marchiolo. Acquisito dalla Regione Sicilia, tramite gli eredi Enzo e Federico Stazzone, è stato donato al Comune di Galati.

B&B Al Palmento

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Vico Abate Crimi 6, Galati Mamertino (Me), Galati Mamertino
Il B&B Al Palmento vi accoglie a Galati Mamertino in camere caratteristiche, arredate sempliceme + altre info

Per il momento non ci sono offerte di ristorazione per questa località.

Galati Mamertino, presenze gesuitiche in Sicilia

Galati Mamertino, presenze gesuitiche in Sicilia

Galati Mamertino
Diverse ma circostanziate vicende hanno dato vita a una fase di costruzione (e di ricostruzione) di + altre info
Galati Mamertino, visita dei ruderi del Castello

Galati Mamertino, visita dei ruderi del Castello

Galati Mamertino
CHIESA DI SAN LUCA E SALITA DEL CASTELLO Siamo ormai giunti al centro della piazza, dove si erge mae + altre info
Gastronomia immagineVasta l'offerta enogastronomica nebroidea.

La penultima generazione di abitanti dei Monti Nebrodi ha saputo creare delle eccellenze culinarie che hanno anche varcato l'Oceano Atlantico per giungere sino negli USA. Questi ex ragazzi, oggi poco più che quarantenni, hanno saputo amalgamare i sapori locali con conoscenze acquisite nelle migliori scuole alberghiere italiane. Il mix che ne è venuto fuori è un insieme di gusti e di piacevoli accostamenti.

Ogni ristorante è specializzato in piatti particolari: l'Antica Filanda è rinomata per i suoi tortini di funghi e formaggio, le tagliatelle ai funghi, dei buonissimi flan al cioccolato e pistacchio; La Falda è specializzata nelle tagliatelle ai funghi serviti su un letto di parmigiano e in un ottimo stinco di prosciutto accompagnato da una salsa di vino cotto; La Bettola cucina ottimi ravioli al pistacchio e un pollo alla brace da leccarsi i baffi.

Tradizioni immagineLa più sentita e la più popolare festa religiosa del paese di Galati Mamertino è la festa patronale dei tre santi.

San Rocco, San Giacomo e il SS. Crocifisso vengono venerati sin dal XVII secolo e tradizione vuole che si celebri per loro una festa annuale, in corrispondenza con la fine della mietitura delle messi (prima metà di agosto, oggi fine agosto). L’incontro dei tre santi voleva essere anche un’opera di devozione corale dei singoli casali del paese da dove provenivano le tre statue e i rispettivi culti.

Un’ulteriore occasione di unione e di ringraziamento da parte di tutti gli abitanti di Galati perché potesse essere sempre liberata dalle pestilenze e sempre godesse di abbondanza. Dopo il 1860, in seguito alla liberazione della Sicilia dalla minaccia borbonica, considerata evidentemente come una sorta di peste, la Festa dei Tre Santi prese nuovo vigore.

La festa ha una durata di quattro giorni e vede il seguente svolgimento:
il 23 agosto, alle ore 19, viene portato in processione il simulacro di San Rocco dalla chiesa del Rosario alla chiesa di Santa Maria Assunta;
il 24 agosto, alle ore 12, vengono portati in processione i due simulacri di San Giacomo e di San Rocco dalla chiesa madre per un breve giro del paese, mentre, nel pomeriggio le autorità cittadine visitano il SS. Crocifisso presso la chiesa di Santa Caterina;
nella mattina del 25 agosto viene celebrata una messa per gli emigrati galatesi nella chiesa di Santa Caterina (tradizione successiva agli anni della prima guerra mondiale) e viene montato il SS. Crocifisso su una vara, pronto per la processione. Verso sera, i simulacri di S. Rocco e di San Giacomo attraversano il paese per arrivare alla chiesa di Santa Caterina, dove viene prelevato anche il simulacro del SS. Crocifisso. A questo punto parte la nuova processione che porta i Tre Santi in Piazza San Giacomo, dove vengono allineati e fatti camminare lentamente, come in una danza. Arrivati presso la chiesa madre, vengono salutati con scoppio di mortaretti luminosi e celebrati con una santa messa;
verso le 12 del giorno 26 agosto i santi vengono nuovamente portati in processione, sempre allineati e con passo lentissimo e omaggiante, probabilmente in ricordo reverenziale verso la nobiltà devota che si affacciava sulla piazza dai suoi sontuosi palazzi. I Tre Santi vengono portati sulle spalle tra le grida: “viva ‘u Santissimu Crucifissu, viva Santu Roccu, viva San Japicu” e “gridamu sempre ‘o spissu, razzi ‘o Santissimu Crucifissu!”.

Il Crocifisso è, per così dire “orientato”, dai numerosi cordoni dei fedeli che hanno acceso un voto per l’occasione. Il cordone, costituito da fili di seta intrecciati, probabile ricordo della florida industria serica del posto, è personale e creato con colori scelti secondo la propria fantasia e devozione.

L’aggancio al simulacro con il proprio cordone è così richiesto nell’ambito del paese (coinvolge infatti sia fedeli locali che gli emigrati ritornati per le ferie estive), che è necessaria una prenotazione per potervi accedere. Dopo aver attraversato la via Roma, la processione arriva al cimitero (luogo ricordato anche come “cunventu” per l’antica esistenza di un convento della Santissima Annunziata dei Minori Osservanti), per poi ripiegare verso la chiesa madre. Verso sera, la processione si rianima, con l’uscita dei Tre Santi che verranno collocati ognuno nelle rispettive chiese. San Giacomo, il patrono, tornerà solitario nella chiesa di Santa Maria Assunta.

La festa è corredata dalle note musicali della banda paesana, da spettacoli serali vari, dalle bancarelle di ambulanti. Il popolo resta in festa ancora per un mese, allorquando dà l’ultimo ringraziamento direttamente di fronte al SS. Crocifisso collocato all’interno della chiesa di Santa Caterina.